Per Te... se mai lo leggerai...
C’era una volta una brutta storia. Ma così brutta da non meritare di essere raccontata ad anima viva. Tale storia salì agli onori delle cronache come “il fattaccio”. Naturalmente il fattaccio avvenne a Bologna e, peggio ancora, si svolse in un ambiente a noi familiare. L’orrendo reato si consumò nell’arco di svariati mesi, ma nonostante la lunga durata, neanche per un istante il dolore si attutì. L’evento funesto si trasformò col tempo in una lunga agonia del cuore, assumendo i connotati che lo rendono un monito, celebre quanto temuto, nel nostro gruppo. “Non vorrai mica fare la fine di anty con …”, è una frase spesso ripetuta fra le persone che mi circondano. Ormai posso dire di esserne fuori, ma il problema di una possibile ricaduta permane latente nel mio subconscio. Patty sorveglia che la mia mente ancora fragile non torni a perseverare nell’errore, ma spesso anche lei si arrende, di fronte alla brutale potenza degli istinti di una donna dal cuore sensibile alle trappole emotive che tale categoria di uomini incarnano per lei.
Non è proprio il caso di narrare per esteso la vicenda, che porta con sé tutta la tristezza e lo squallore di un amore (corrisposto) che si arena appena nato, per finire miseramente nel fondo di bicchiere colmo di paure.
Quando due persone si guardano come se al mondo non esistessero altri che loro… e finiscono per ballare un tango mortale, piroettando fra le alterne vicende della vita come se l’unico fine fosse quello di perdersi l’uno nell’altro… ma rimangono schiacciati dalla loro paura di soffrire…non possono che trascinarsi reciprocamente nel più profondo degli abissi. Non parlerò di questa vicenda, né delle dinamiche che sono intercorse fra me e … Lui… per adesso.
Lo smacco, la sofferenza, la rabbia e il dolore sono ancora presenti ogni volta che provo a razionalizzare l’accaduto, ma un sentimento peggiore si sta facendo strada in me, ed è l’indifferenza. L’inaccettabile oblio della mente che questa persona, se tale vogliamo definirla, provoca in me ogniqualvolta io mi trovi a parlare di Lui.
Non potrei mai accettare di svegliarmi un giorno e accorgermi che non desta più in me alcuna emozione. Sarebbe, purtroppo, arrivato il temuto letargo dell’anima che tanto spesso temo mi possegga. In seguito al fattaccio voglio solo riuscire a credere che lui sia l’eccezione e non la regola nella mia vita… come nella vostra. Infatti, il motivo per cui vi parlo (o non meglio, non vi parlo!) di questa vicenda è solo uno: fissarsi su chi non merita niente, se non la nostra commiserazione, è la peggior maledizione che possa capitare a qualcuno.
Vivere tutto così intensamente da rimanere senza fiato è l’unica soluzione. Se non puoi, o non vuoi farlo, tanto vale morire. Di paura.
E allora scopatevi la fottuta esistenza come se non esistesse domani. Vivere le paure è sempre meglio che lasciare che loro dirigano la vostra vita, no?
Io ho scelto. Ho scelto un limbo, intensamente pieno di qualsiasi emozione da lasciarmi costantemente col fiato corto, ma vibrante di perturbanti quanto lascivi fremiti di piacere. Non c’è antidoto. Esiste solo la possibilità di una scelta. Ed è proprio il caso di farla. No?
Non è proprio il caso di narrare per esteso la vicenda, che porta con sé tutta la tristezza e lo squallore di un amore (corrisposto) che si arena appena nato, per finire miseramente nel fondo di bicchiere colmo di paure.
Quando due persone si guardano come se al mondo non esistessero altri che loro… e finiscono per ballare un tango mortale, piroettando fra le alterne vicende della vita come se l’unico fine fosse quello di perdersi l’uno nell’altro… ma rimangono schiacciati dalla loro paura di soffrire…non possono che trascinarsi reciprocamente nel più profondo degli abissi. Non parlerò di questa vicenda, né delle dinamiche che sono intercorse fra me e … Lui… per adesso.
Lo smacco, la sofferenza, la rabbia e il dolore sono ancora presenti ogni volta che provo a razionalizzare l’accaduto, ma un sentimento peggiore si sta facendo strada in me, ed è l’indifferenza. L’inaccettabile oblio della mente che questa persona, se tale vogliamo definirla, provoca in me ogniqualvolta io mi trovi a parlare di Lui.
Non potrei mai accettare di svegliarmi un giorno e accorgermi che non desta più in me alcuna emozione. Sarebbe, purtroppo, arrivato il temuto letargo dell’anima che tanto spesso temo mi possegga. In seguito al fattaccio voglio solo riuscire a credere che lui sia l’eccezione e non la regola nella mia vita… come nella vostra. Infatti, il motivo per cui vi parlo (o non meglio, non vi parlo!) di questa vicenda è solo uno: fissarsi su chi non merita niente, se non la nostra commiserazione, è la peggior maledizione che possa capitare a qualcuno.
Vivere tutto così intensamente da rimanere senza fiato è l’unica soluzione. Se non puoi, o non vuoi farlo, tanto vale morire. Di paura.
E allora scopatevi la fottuta esistenza come se non esistesse domani. Vivere le paure è sempre meglio che lasciare che loro dirigano la vostra vita, no?
Io ho scelto. Ho scelto un limbo, intensamente pieno di qualsiasi emozione da lasciarmi costantemente col fiato corto, ma vibrante di perturbanti quanto lascivi fremiti di piacere. Non c’è antidoto. Esiste solo la possibilità di una scelta. Ed è proprio il caso di farla. No?
