Ogni riferimento a fatti, persone e luoghi è puramente casuale...o no?! Pertanto alcuni dei nomi citati potrebbero essere di fantasia.

lunedì, febbraio 13, 2006

Gli specchi della vita e le sue coincidenze

1-2, fischio finale e tutti a casa. Finisce sempre così, è normale dopotutto. Perché se un bel giorno ci decidessimo a spogliare il calcio di tutti i suoi miliardi, di tutti i suoi lustrini, di tutti gli occhi che quotidianamente ha puntati addosso, scopriremmo che il calcio, alla fine, è un fedele specchio della vita. Vince sempre il più furbo. Dove con il termine furbizia si intende un ventaglio variegato di significati. Furbizia è dominare l’avversario con ogni arma. Furbizia è sapere dove mettere le mani in ogni situazione. Furbizia è non cadere mai, o per lo meno non farsi vedere nel farlo. Ma furbizia non è sempre giustizia, non è sempre merito. Quando il più forte guarda il debole sconfitto e ride di lui e della sua piccolezza perde tutta la dignità di cui si vanta di essere vestito. Perché la cultura della vittoria, purtroppo, è patrimonio di pochi. E ne sappiamo qualcosa noi giovani, oggi, costretti a fare quotidianamente i conti con coloro che sono i vincitori. Quella generazione precedente e vincente che, prima di noi, ha vinto tutte le sue scommesse. Quella stessa generazione che, oggi, non sa darci le armi necessarie per combattere alla pari. E dunque, come nel calcio, fischio finale, e tutti a casa. Con l’amarezza in bocca di chi sa che le cose non dovrebbero andare come in realtà vanno. Mah…

Oggi ho vinto una mini-moto. Coincidenza strana pensando a tutti gli accadimenti degli ultimi mesi. Ho messo un numero nella lotteria a premi. Ho giocato il 43, un numero a cui ero particolarmente legata nella mia adolescenza e ho vinto. Le coincidenze della vita. Un mio amico ieri è caduto in moto, ha avuto una fortuna fottuta perché, una volta scaraventato sull’asfalto, si è preso il lusso di attraversare due corsie di superstrada, strisciando, e di uscirne illeso. Una fortunata congiunzione di astri ha fatto in modo che, in quel momento, nessuna macchina transitasse su quelle corsie. O forse, più che gli astri, qualcuno lassù aveva in mano i fili del suo destino. Qualcuno che, l’estate scorsa, troppo presto mi ha lasciata e sempre a causa di un incidente del genere. Da mesi anche io vado in moto. E’ effettivamente bella la sensazione che si vive quando hai l’asfalto a pochi centimetri dalle ginocchia, quando la velocità ti accarezza e ti stupisce, per la sua impalpabilità concreta che puoi vivere direttamente sul corpo. E quando sei lì, attaccato a chi guida permettendoti di mettere la tua vita nelle mani di un’altra persona, pensi a quanto tutto questo, però, sia effettivamente pericoloso. Allora ti chiedi se non sarebbe il caso di smetterla. Di chiudere giacca, casco e guanti in un armadio e ricominciare a vivere e ad esplorare il mondo come, prima di questa fottutissima passione, eri abituato a fare. Ma ecco che, un bel giorno, per spendere i soldi di una birra che la tua amica barista voleva offrirti a tutti i costi, ti ritrovi a comprare il numero di una lotteria. Chiedi quale è il primo premio. “Una mini-moto!” ti senti rispondere. Sorridi. Sorridi perché è da giorni che stai pensando che non salirai più, forse, nemmeno su una moto normale. Punti sul 43 (era il numero sulla moto da cross di Fabiano, il primo ragazzo per cui hai veramente perso la testa a 14 anni). Sorridi perché sai che il premio sarebbe piaciuto a chi, per l’amore di quella, a luglio ti ha lasciata. “Si mi sa che non salirò più su una moto” ripensi. Poi una domenica mattina ti svegli e leggi un msg sul telefono. Hai vinto la mini-moto. E allora pensi che, sempre lassù, qualcuno questa settimana si è preso la briga di occuparsi dei numeri del lotto. Per convincerti a continuare a portare avanti quella che era la sua passione. Guardo la mini-moto posizionata ora nella mia camera. Certo che è proprio bella. Eh già, le coincidenze della vita.